“Non conosco il dottor Alfredo Morvillo, ex magistrato, ma ho, se non altro per il nome che porta, estremo rispetto per lui e per le tragiche storie italiane che il suo cognome evoca. Lo inviterei però, ciò premesso, ad essere un po’ più rispettoso nelle sue espressioni. Quando io parlo di Falcone, di Borsellino e anche di Mori e di De Donno, non c’è bisogno di dire, come ha affermato, ‘Non so se ridere o piangere’. Perché gli ribadisco, e sono pronto a spiegarglielo con i dati alla mano, che il generale Mori e il colonnello De Donno, come peraltro il generale Subranni, sono stati ingiustamente perseguitati da settori della magistratura palermitana per vicende che il dottor Morvillo ben conosce e sulle quali non c’è proprio nulla da ridere. Soprattutto per chi ha subito per anni e anni un ingiusto processo, conclusosi solo molto tempo dopo con una piena assoluzione. Io conosco la storia della lotta alla mafia. Io ho conosciuto anche Paolo Borsellino, mentre non mi è mai capitato di incontrare il dottor Giovanni Falcone, né la dottoressa Morvillo. E le considero delle icone della Repubblica, così come i carabinieri che hanno arrestato mafiosi come Riina. Mentre a Palermo altri che hanno indossato la toga non meritano la stessa considerazione ed analoga stima. Se dovesse capitare, mi confronterò col dottor Morvillo, di fronte al quale non mi metterei certamente a ridere ma forse a piangere di commozione, ricordando le tragedie di Capaci, di Via d’Amelio e tanti altri momenti della drammatica storia italiana del Novecento. Ma non si può ridere sulla persecuzione giudiziaria subita da galantuomini che hanno servito lo Stato. Se lui ride di queste cose, probabilmente io devo rivedere il mio giudizio sulla sua persona”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.
Roma 24 marzo 2025